Un partito desiderabile.

Gia da un po’ è diventato usuale attaccare  l’avversario politico con l’accusa di essere incompetente. 

Questa  invettiva politica è stata spesso lanciata contro i 5 stelle soprattutto dai politici vicini a Matteo Renzi. Essa però presenta un vizio di fondo: ignora che chiunque si misuri col governo di dinamiche politicamente rilevanti, sconta livelli consistenti di incompetenza.
Nessun singolo ha conoscenze, competenze, esperienze tali da supportarlo adeguatamente nella gestione di problemi estremamente complessi, come quelli politici. Le scelte politiche hanno tante implicazioni e rischiano complicazioni  tali  da impedire spesso di prevederne in modo accettabilmente preciso i risultati immediati e quasi sempre i risultati derivati. 

Chiunque si occupi di politica deve contrastare la naturale tendenza ad applicare immediatamente alle situazioni che affronta automatismi che gli derivano dalle proprie esperienze personali. È invece necessario arricchire la propria analisi nel confronto con altre operate da altri soggetti. Più il confronto è ampio e aperto nelle conclusioni, più è efficace.

In effetti in  ogni decisione politica ci si trova sempre a confrontarsi con altri, che siano i rappresentanti di portatori di interessi particolari, o che siano i vertici burocratici delle pubbliche amministrazioni.

Il decisore politico di trova al centro di flussi di informazioni, che è tenuto a valutare a paragonare e che alla fine costituiranno i cardini delle sue decisioni.

Tali considerazioni suggeriscono il motivo per cui negli ultimi anni è stato tanto difficile che al cambiare delle maggioranze politiche si verificassero svolte importanti nelle decisioni di fondo, nelle decisioni di sistema.

Per riuscire ad esprimere una progettualità politica effettivamente innovativa il decisore dovrebbe essere in possesso di un livello di competenza tanto approfondito da non poter essere espresso da un singolo o da un team tecnico.

È questa la funzione insostituibile dei partiti politici in quanto intellettuali collettivi, comunità capaci di esprimere una analisi insieme composita, articolata approfondita e concreta. Un’analisi che sia politica non solo per il suo oggetto, ma anche per la  sua genesi.

Se la riflessione condotta fin qui è corretta, essa spiega il livello di decadenza della politica attuale, in cui i partiti di massa, che hanno costituito la  Repubblica, si sono prima avvizziti e poi sono venuti meno, sostituiti da organismi che si sono acconciati a sostituirli nella gestione delle istituzioni repubblicane, pur mancando dell’essenza dei partiti stessi: la partecipazione effettiva ed efficace di ampie porzioni di popolo alla formazione delle loro analisi e delle decisioni  conseguenti.

Abbiamo assistito ad una fase di deformazione progressiva  della natura dei partiti, in cui i gruppi dirigenti si sono sempre più allontanati dalle proprie basi, asserragliandosi nelle segreterie politiche, fino ad arrivare  all’implosione certificata dai fatti dei primissimi anni 90.
Successivamente abbiamo visto (e vediamo anche oggi)  costruire organizzazioni centrate su leadership personali secondo l’archetipo di Forza Italia, che si relazionano con il proprio elettorato con strumenti tipici del marketing, come  sondaggi ed altre  indagini demoscopiche e una comunicazione propagandistica sempre più vicina negli strumenti alla pubblicità.

I meccanismi di produzione delle decisioni sono invece in mano ai pochi che gestiscono i nuovi “partiti”, in buona parte sganciati dalla volontà e dal vissuto della base e condizionati dai suggerimenti degli esperti di sondaggi, dai rappresentanti delle lobby, dagli alti burocrati.

Una interessante variazione sul tema è la nascita con l’iniziale successo del MoVimento 5 stelle. Il nuovo partito ha colto la voglia di partecipazione diffusa ed ha provato a simulare la partecipazione, impiegando innovative tecniche di marketing attraverso i social media. L’emulazione non ha retto la prova dell’impegno istituzionale, ma allora è stata sostituita dalle note dinamiche di adesione  ai gestori di ruoli di potere e fino adesso regge, facendosi indicare le scelte politiche da un continuo monitoraggio demoscopico, i cui risultati vengono assecondati allo scopo di conservare il consenso. La mancanza di una visione prospettica condivisa, insieme all’eterogeneità dei codecisori e dei loro ispiratori, però, impedisce la definizione di un percorso politico coerente.

Le altre soggettività politiche presentano minori spunti di innovazione. Si accordano con scarsi livelli di originalità a correnti di pensiero sperimentate, proclamandosi interpreti genuini e più efficaci. 
Tutto questo lascia un vuoto nel panorama politico italiano. Un vuoto profondo. 

Serve un soggetto che consenta la partecipazione effettiva dei cittadini ai processi decisionali che originano le scelte pubbliche. Un soggetto politico capace di indicare ai tecnici gli obiettivi di interesse generale invece di farseli suggerire. Serve un intellettuale collettivo. E serve che questo intellettuale si nutra del bisogno di benessere diffuso che la società civile esprime da tempo, che a questo bisogno riesca, collettivamente, a dare un percorso di soddisfacimento in un rapporto di vera simbiosi con la società civile. 

Un soggetto fatto così riuscirà a frenare gli appetiti di chi fino adesso ha saccheggiato il nostro Paese dall’ambiente ai monumenti e ha impoverito le ultime generazioni. 
Perché il futuro non solo sia degno di essere vissuto. 
Per un futuro desiderabile. 

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