Non è negazionismo è irresponsabilità.

Nella pubblica opinione italiana, specie negli ultimi anni, si tende ad enfatizzare i concetti, anche forzando le parole, anche a costo di essere imprecisi. Un esempio di questa pratica è l’uso della parola #negazionista per indicare qualcuno che sminuisce la criticità della #pandemia di #covid19.

Nell’uso consolidato il termine #negazionista indica un soggetto impegnato a negare la veridicità delle  ricostruzioni storiche  di genocidi avvenuti (https://bit.ly/34xFyh6), tale pratica è generalmente deplorata  e per questo il termine ha visto estendere la propria area di semantica nell’uso giornalistico comune.

Ma coloro che negano la pericolosità del covid sono un’altra cosa: la pandemia di covid è in atto, non è una ricostruzione storica. Coloro che promuovono e diffondono a fini politici la tesi di una minore pericolosità del corona virus, contro ogni evidenza e con gran danno sociale sono politicanti irresponsabili e i loro corifei. Il loro scopo è quello di delegittimare il governo in carica ad ogni costo ed anche contro ogni evidenza dei fatti. Anche a costo di provocare danno alle persone.

Purtroppo la loro opera è facilitata dal profondo ed ormai sedimentato stato di insoddisfazione diffusa. Insoddisfazione che porta tanti a diffidare delle istituzioni. In effetti l’aspra politica di austerità protrattasi ormai per più di trent’anni, ha prodotto una immagine dello Stato quasi esclusivamente negativa. Uno Stato che impone tributi e comportamenti e dà pochi ed inefficaci servizi e con una politica che in tanti paesi si legittima soprattutto diffondendo e approfittando della paura del diverso e del marginale.

La cura finale di questi fenomeni non può prescindere dal miglioramento delle condizioni generali di vita, ma ciò può avvenire in tempi brevissimi solo con un’enorme spesa sociale, come avvenne nell’America post crisi del 29. Non credo  che in Italia l’attuale personale politico sia attrezzato, anche per le scelte di governo già fatte negli ultimi mesi nel nostro Paese.

Resta da chiedersi se la diffusa sottovalutazione della pandemia  non possa essere ostacolata con una massiccia  pubblicazione, anche su Internet – e sui social in particolare (notoriamente campo di diffusione della tesi della non pericolosità del covid ) – di informazioni che uniscano completezza e precisione da una parte e forza divulgativa dall’altra, senza sfuggire alla opportunità di contraddire direttamente i diffusori di notizie.

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