[ #AttiIspettiviM5S ] #Acqua : Girgenti e Nestlè, intervenire per garantire il diritto alla fruizione del bene pubblico Acqua

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Atto n. 4-00901, primo firmatario CAMPANELLA FRANCESCO 

pubblicato il 25 settembre 2013, nella seduta n. 110

CAMPANELLA ,  MOLINARI ,  ORELLANA ,  VACCIANO ,  PEPE ,  FUCKSIA ,  CATALFO ,  DE PIETRO ,  PAGLINI ,  BIGNAMI ,  BOCCHINO ,  BERTOROTTA ,  BENCINI , CASTALDI , MANGILI , DONNO , TAVERNA , NUGNES

Ai Ministri dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, dell’interno e della salute. –

Premesso che:

la legge 5 gennaio 1994, n. 36, ha dettato i criteri per la tutela delle risorse idriche e ha definito, all’art. 4, comma 1, lettera f), il servizio idrico integrato come l’insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua ad usi civili, di fognatura e di depurazione delle acque reflue;

il decreto del Presidente della Regione siciliana del 16 maggio 2000, n. 114/gr.IVS.G, così come modificato con decreto presidenziale n. 16/serv 2 S.G. del 29 gennaio 2002, determina gli ambiti territoriali ottimali (ATO);

il decreto del Presidente della Regione siciliana del 7 agosto 2001 ha fissato le modalità di costituzione degli ATO per il Governo e l’uso delle risorse idriche;

considerato che:

gli enti locali appartenenti all’ATO di Agrigento, come determinato con il richiamato decreto presidenziale 16 maggio 2000, e successive modifiche ed integrazioni, a far data dal 6 agosto 2002, hanno costituito il consorzio di ambito territoriale ottimale di Agrigento, ai sensi dell’allegato A del decreto 7 agosto 2001;

il gestore (associazione temporanea di imprese Girgenti Acque SpA) ha ricevuto in affidamento, in via esclusiva, il SII (servizio idrico integrato) del consorzio di ambito territoriale ottimale di Agrigento, accettando le condizioni indicate nella convenzione di gestione sottoscritta il 27 novembre 2007;

in virtù del comma 2, art. 4, della convenzione di gestione del servizio idrico integrato del consorzio di Agrigento, il gestore, nell’espletamento del medesimo SII, è tenuto ad adempiere a tutti gli obblighi previsti dalla stessa ed da altre disposizioni di legge vigenti in materia e resta inteso che il gestore è, altresì, vincolato alle eventuali modifiche legislative che potranno intervenire;

in data 7 agosto 2012 è stato formalmente recapitato un esposto, alla Procura della Repubblica di Agrigento, al Presidente della Regione Siciliana, al Ministro dell’interno e per conoscenza al Prefetto di Agrigento, con oggetto “grave situazione servizio idrico AG”, da parte degli allora sindaci di Alessandria della Rocca, Aragona, Bivona, Burgio, Camastra, Cammarata, Cianciana, Joppolo Giancaxio, Lampedusa e Linosa, Menfi, Montevago, Palme di Montechiaro, Sambuca di Sicilia, San Biagio Platani, Santa Elisabetta, Santa Margherita Belice, Sant’Angelo Muxaro, Santo Stefano di Quisquina e Villafranca Sicula, che, nel respingere le diffide e le richieste di risarcimento danni per un ammontare pari a 28.700.000 euro da parte di Girgenti Acque SpA e del consorzio d’ambito di Agrigento per non aver consegnato le reti idriche (l’art. 1, comma 6, della legge regionale n. 2 del 2013 consente la gestione diretta del SII a tutti quei Comuni della provincia di Agrigento che non hanno ancora consegnato le reti alla Girgenti Acque, nelle more dell’approvazione di una nuova legge di revisione del SII in Sicilia, decretandone, di fatto, una loro informale fuoriuscita dall’ATO idrico di appartenenza), evidenziavano le irregolarità poste in essere dal soggetto gestore, le sue continue inadempienze contrattuali, la sua incapacità di gestire il servizio idrico integrato e dall’altra l’assoluta e dimostrata assenza da parte del consorzio d’ambito per un efficace controllo su tutti gli inadempimenti della convenzione di gestione sottoscritta proprio con il gestore;

l’esposto evidenzia che “alle responsabilità del gestore si accompagna quindi l’incapacità e l’inerzia del Consorzio d’ambito, dei suoi amministratori e dei suoi organi gestionali, di richiamare proprio la Girgenti Acque alle responsabilità connesse al disastroso stato del servizio idrico in provincia di Agrigento: incapacità ed inerzia che – per gli amministratori del Consorzio d’ambito – può, a rigor di legge, evolversi in corresponsabilità”; invita il consorzio ed i suoi amministratori ad esercitare i poteri loro conferiti dalla legge e dallo statuto al fine di assicurare ai cittadini della provincia di Agrigento un servizio idrico che risponda ai criteri della funzionalità, dell’efficacia e della qualità, a verificare la legittimità della sussistenza nella provincia di Agrigento di una duplicazione del servizio idrico integrato in capo alla Girgenti Acque SpA e alla Voltano SpA e a verificare altresì i rapporti intercorrenti tra le due società in relazione ai patti parasociali sottoscritti e ad assumere le conseguenti determinazioni; diffida il consorzio d’ambito ad aderire acriticamente alle richieste di risarcimento avanzate dalla Girgenti Acque SpA e a verificare tutte le gravi inadempienze del gestore, Girgenti Acque, rispetto agli innumerevoli obblighi e adempimenti scaturenti dalla convenzione di gestione sottoscritta con il consorzio medesimo e dalle vigenti disposizioni di legge in materia, affinché sia convocata l’assemblea dei sindaci al fine di procedere all’approvazione della tariffa, affinché siano trasmessi all’assemblea dei sindaci tutti i bilanci, approvati e certificati, di ciascuna società facente parte della compagine sociale della Girgenti Acque SpA, affinché le comunità locali possano verificare la solidità economico-finanziaria di un’azienda che dovrà gestire, per i successivi 30 anni, un servizio pubblico essenziale con sproporzionati costi a carico dell’intera comunità agrigentina; infine sollecita il consorzio d’ambito affinché vengano assunte tutte le opportune informazioni presso la Prefettura di Agrigento, il Ministero dell’interno, l’autorità giudiziaria e la Polizia giudiziaria, ai fini del rispetto del protocollo di legalità “Carlo Alberto Dalla Chiesa” (stipulato il 30 settembre 2004 tra i Ministeri dell’interno, dell’economia e delle finanze e la Regione Siciliana) e della vigente normativa antimafia in materia relativamente alla Girgenti Acque SpA e a tutte le società facenti parte della compagine sociale, con riferimento a tutti gli amministratori ed a tutti i soci delle stesse, unitamente a tutte le società e le persone fisiche che con la Girgenti Acque hanno intrattenuto qualsiasi rapporto economico o professionale;

dall’inchiesta a firma di Carlo Ruta “Acqua, un affare che scotta – Il business del secolo in Sicilia”, pubblicato sulla rivista “Narcomafie” nel gennaio 2009, emergono collegamenti fra i Pisante, le cui imprese risultano inquisite dalle procure di Milano, Monza, Savona e Catania per una varietà di reati tra cui il pagamento di tangenti e l’associazione mafiosa, e la stessa Girgenti Acque;

si legge nell’inchiesta che l’inserimento avvenne “tramite la controllata Galva spa, nel raggruppamento guidato da Aqualia, per la gestione idrica nel Nisseno. Partecipa con un buon 8,4 per cento alla società aggiudicataria nel Palermitano, Acque potabili siciliane spa. Tramite le società Acqua, Emit, e Siba detiene una discreta quota azionaria di Sicilacque che, come detto, ha rilevato dall’EAS il controllo delle grandi risorse idriche regionali. Ancora per mezzo della Galva partecipa altresì alla compagine vincente nell’Agrigentino, Girgenti Acque, di cui è capofila Acoset, che con Aqualia ha concorso in varie province”;

viene evidenziata anche la vicenda dell’impresa “Nata nel 1999 come azienda speciale, che ai fini della gestione idrica consorziava venti comuni pedemontani, l’impresa presieduta dal geometra Giuseppe Giuffrida si è trasformata nel 2003 in società per azioni, con capitale pubblico e privato. Nello slanciarsi lungo la Sicilia, ha stabilito rapporti con ambienti economici mossi. Nella compagine di Girgenti Acque, di cui è capofila, ha associato la Galva del gruppo Pisante e una società che fa capo alla famiglia Campione, discussa per vicende che ne hanno riguardato un componente. Nel medesimo tempo, con le movenze tenui che accomunano tante imprese dell’est siciliano, l’Acoset è riuscita ad aver voce negli ambiti decisionali che più contano nell’isola. Un test viene ancora dall’Agrigentino, dove, malgrado l’opposizione di ventuno sindaci, che avevano chiesto l’annullamento dell’aggiudicazione, la società catanese è riuscita a mettere le mani comunque sull’affare idrico, con la condivisione forte del presidente provinciale degli industriali, Giuseppe Catanzaro, del direttore generale in Sicilia dell’Agenzia regionale per i rifiuti e le acque, Felice Crosta, del presidente della regione Cuffaro.”;

tra le tante denunce presentate alle autorità competenti, da parte di sindaci, uno fra tutti l’ex sindaco di Racalmuto Salvatore Petrotto, vengono evidenziati anche problemi legati alla mala gestione di Girgenti Acque SpA relativamente al servizio di depurazione dei liquami fognari che avrebbe causato gravi danni igienico-sanitari ed un allarmante inquinamento dei mari agrigentini. Una depurazione che, in violazione della sentenza della Corte costituzionale n. 335 del 2008 sulle problematiche inerenti alla natura del canone-tariffa di depurazione e sua giurisdizione, pur non effettuata viene ugualmente fatta pagare a buona parte dei 450.000 cittadini della provincia di Agrigento. Queste mancanze hanno portato al sequestro, dal parte della magistratura agrigentina, dei cosiddetti pennelli a mare, tubi che scaricavano e continuano a scaricare i liquami fognari non depurati di tre quarti della città di Agrigento. I liquami sarebbero riversati addirittura sulla spiaggia di San Leone rendendo il mare di Agrigento non balneabile e costringendo il sindaco di Agrigento, Marco Zambuto, a prendere atto delle decisioni della Procura e del Tribunale di Agrigento firmando l’ordinanza di non balneabilità di un vasto tratto di mare agrigentino;

da ulteriori inchieste giornalistiche si apprende che una tra le provincie più assetate d’Italia è costretta a regalare le sue acque di sorgente, quelle più pure, alla Nestlé. La multinazionale imbottiglia le purissime acque rivendendole a caro prezzo, mentre nelle abitazioni il gestore privato, Girgenti Acque, fa giungere acqua dissalata proveniente dal dissalatore di Gela oppure un maleodorante liquido e sabbioso, che a parere degli interroganti impropriamente viene definito acqua potabile;

i primi permessi di ricerca per la concessione mineraria di acque minerali denominata “Margimuto” nel territorio di Santo Stefano Quisquina furono accordati dalla Regione Siciliana nel 1999. Il bacino della Quisquina è uno dei più vitali della Sicilia e senz’altro il più importante dell’agrigentino, che da lì trae le sue maggiori provvigioni idriche;

il 4 agosto 1999 la Regione, e più precisamente l’ex Assessorato per l’industria, rilasciò la concessione mineraria per la ricerca, l’estrazione e l’imbottigliamento dell’acqua estratta in contrada Margimuto (che poggia proprio sul bacino di capo Favara alimentando l’acquedotto cittadino) e la costruzione dei relativi stabilimenti alla società Platani Rossino Srl. La concessione fu rilasciata per un anno nel 1999 e per ulteriori 3 anni nel 2000;

a seguito di tali concessioni la società permissionaria iniziò l’escavazione di un pozzo a Margimuto, al centro del bacino acquifero di capo Favara, ad una distanza di circa 800 metri dai pozzi che forniscono l’approvvigionamento idrico potabile alla popolazione di Santo Stefano Quisquina. Nonostante le proteste dei cittadini ed i numerosi ricorsi avanzati da amministratori, sindaco e cittadini al corpo regionale delle miniere del distretto di Caltanissetta, la concessione nel 2002 fu ampliata ad un periodo di 30 anni e l’acqua fu commercializzata in tutto il territorio siciliano da parte della Platani Rossino con l’etichetta “Acqua Santa Rosalia”;

attraverso autorevoli studi idrogeologici e geochimici condotti nel 1966 da Livio Trevisan, ordinario di geologia all’Università di Pisa, nel 1990 dai professori Alaimo e Daina dell’Università di Palermo e nel 2000 da Francesco Martorana, geologo, è stata dimostrata la pericolosità dei prelevamenti acquiferi nell’area, perché ciò costituirebbe un’ulteriore diminuzione della riserva, già notevolmente danneggiata, ed arrecherebbe non pochi problemi alla popolazione locale che non sarebbe più in grado di approvvigionarsi ed obbligata ad acquistare l’acqua;

l’EAS (Ente acquedotti siciliani), con una nota del 4 agosto 2000, avvertì che l’allora realizzando pozzo della ditta, sfruttando le risorse idriche del complesso acquifero, avrebbe comportato riflessi pregiudizievoli per l’approvvigionamento idropotabile del comune di Santo Stefano Quisquina. Già nel 1982, inoltre, il Genio civile di Agrigento impose la chiusura dei pozzi aperti dalla Montecatini in contrada Margimuto, perché rischiavano di depauperare le risorse idriche necessarie all’approvvigionamento della popolazione determinando la quasi totale essiccazione della sorgente Capo Favara. Non risulta agli interroganti che sia stato reso noto alcuno studio, eseguito da enti pubblici tutori del pubblico interesse, in grado di sostenere il contrario;

nel corso del 2007 i mutamenti dell’assetto societario della Platani Rossino Srl hanno affidato la gestione della pratica estrattiva dell’acqua, per finalità commerciali, alla nota società Sanpellegrino SpA, gruppo della multinazionale Nestlè, con elevatissime capacità di penetrazione nel mercato delle acque minerali e con una maggiore invasività ed incidenza sul patrimonio idrico della zona. Come ha dichiarato a “la Repubblica”, edizione di Palermo del 7 giugno 2007, l’amministratore delegato della Sanpellegrino, dottor Marco Settembrini, si è trattato di un investimento corrispondente a 5 milioni di euro che ha portato alla costruzione di un capannone accanto al vecchio stabilimento ed all’introduzione di nuove tecnologie contribuendo ad aumentare esponenzialmente la capacità di imbottigliamento; infatti dai 30 milioni di bottiglie annui prelevati e distribuiti sul mercato dalla Platani Rossino si arriverà a 250 milioni di bottiglie destinate a coprire soltanto i mercati regionali;

la multinazionale, con l’obiettivo di raddoppiare la dotazione idrica, promosse un’istanza presso l’Assessorato regionale competente, finalizzata ad ottenere l’aumento di ulteriori 10 litri al secondo, recentemente concessa dall’assessore Nicolò Marino a fronte dell’accoglimento da parte del Tribunale superiore delle acque pubbliche di Roma che, a sua volta, accolse il ricorso della multinazionale avverso il provvedimento della Giunta regionale, in relazione ad un bacino idrico di pubblica fruizione, aumento che può determinare ripercussioni sia sull’equilibrio idrogeologico dell’area che sulle riserve stesse delle popolazioni che ne fruiscono,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto;

quali iniziative intendano assumere, nei rispettivi ambiti di competenza ed in raccordo con le amministrazioni interessate, al fine di verificare le irregolarità poste in essere dal soggetto gestore e da Girgenti Acque SpA e di accertare se siano stati avviati tutti i controlli necessari a verificare i livelli qualitativi dei servizi di depurazione dei reflui idrici, con relativa verifica delle condizioni del mare in località San Leone;

se, nell’ambito delle rispettive competenze, non ritengano di dover accertare il rispetto del protocollo di legalità “Carlo Alberto Dalla Chiesa” e della vigente normativa antimafia in materia sia della Girgenti Acque SpA che delle altre società facenti parte dell’assetto societario, anche relativamente a tutti gli amministratori ed a tutti i soci delle società stesse, unitamente a tutte le società e le persone fisiche che hanno intrattenuto qualsiasi rapporto economico o professionale con la Girgenti Acque;

se, alla luce delle cicliche emergenze nell’approvvigionamento idrico dei comuni della provincia di Agrigento, intendano intervenire al fine di garantire il diritto delle popolazioni interessate alla fruizione del bene pubblico acqua che, a parere degli interroganti, rischia di venire disatteso dagli attuali progetti di privatizzazione delle sorgenti.

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