In data 19 dicembre 2014 ho presentato, insieme ai senatori Bocchino De Pin, Gambaro, Palermo, Mastrangeli e
Ricchiuti, un disegno di legge per apportare necessarie modifiche all’articolo 612-bis del codice penale per l’allargamento dei casi di procedibilità d’ufficio . Continua a leggere
Archivio dell'autore: Francesco Campanella
Modifiche al codice penale in materia di prescrizione dei reati. Ddl presentato al Senato
In data 12 dicembre 2014 ho presentato, insieme ai senatori Mineo, Bocchino, De Pin,
Ricchiuti, Bencini, Gambaro, Puppato e Palermo, un disegno di legge per apportare necessarie modifiche al codice penale in materia di prescrizione dei reati.
Siamo convinti che una norma possa dirsi efficace solamente qualora persegua in modo inequivocabile il pubblico interesse e lasci poco margine alle difformità interpretative.
Attualmente l’istituto della prescrizione è considerato una delle cause dell’inefficienza del nostro sistema penale. Ogni anno, infatti, numerosi processi si concludono con una declaratoria di prescrizione del reato, con conseguente senso di insoddisfazione da parte delle vittime e spreco di risorse investite in un procedimento portato avanti per anni.
In tal senso, anche sull’onda dell’emozione suscitata da una tanto nota quanto triste vicenda giudiziaria, in cui lo Stato, il Diritto, la Giustizia, così come ciascuno di noi, può dirsi sconfitto, è nostra intenzione attuare un intervento che ponga in essere alcune modifiche alla disciplina attualmente vigente in materia di prescrizione, senza dimenticare ed ignorare, tuttavia la ratio fondante dell’istituto e l’importante ruolo dello stesso in un moderno Stato di diritto.
Preliminarmente, è opportuno porre in evidenza i motivi che hanno indotto il legislatore ad introdurre tale istituto. Lo strumento della prescrizione è volto ad evitare che lo Stato impieghi risorse umane e materiali per perseguire reati ormai «vecchi», per i quali l’esigenza punitiva è avvertita in maniera meno grave. E ciò anche avuto riguardo alla funzione rieducativa della pena, non avendo senso parlare di reinserimento sociale del reo dopo periodi di tempo molto lunghi.
La prescrizione è funzionale, altresì, ad un pieno e completo esercizio del diritto di difesa ex articolo 24 della Costituzione, considerando che maggiore sarà il tempo che intercorre tra la commissione del reato ed il suo accertamento, maggiore sarà la difficoltà per l’imputato di reperire elementi a suo favore.
Così come non è nostra intenzione limitare l’operatività del principio della ragionevole durata del processo a cui la prescrizione cerca di dare attuazione.
Ciò detto in termini generali, non può negarsi la necessità di un intervento legislativo sulla disciplina vigente.
Si propongono, pertanto alcuni correttivi volti a porre fine a quel fenomeno di «amnistia strisciante» che da troppo tempo ormai affligge la Giustizia italiana e che, certamente ben più della presenza di un «articolo 18» ci rende, nel mondo, poco credibili.
Un ulteriore fenomeno che ci proponiamo di eliminare, pur non ricorrendo a complesse architetture giuridiche, è quello che vede reati gravi sostanzialmente sottratti al principio dell’obbligatorietà dell’azione penale.
A tal fine si prospetta l’interruzione della prescrizione al momento del deposito della sentenza di primo grado, ben consapevoli come nell’attuale sistema giudiziario italiano sia prevalentemente il primo grado quello in cui si acquisiscono gli elementi decisivi ai fini dell’accertamento penale.
Riteniamo, infine, che smantellare e modificare un sistema stratificato, non sempre in modo lineare, e dunque caotico come il nostro, sia impresa che vale, da sola, una legislatura, come accadeva con tutte le grandi codificazioni ottocentesche.
Poiché il Paese non ha la serenità, in questo momento storico, per affrontare siffatti temi, confidiamo che si voglia, con qualche tratto di penna, porre rimedio alle discrepanze più gravi ed andare avanti, consapevoli di aver fatto rapidamente qualcosa che, altrimenti, non avrebbe mai visto la luce giacché l’ottimo è sempre stato acerrimo nemico del buono.
#LeggeElettorale: “Le teste pensanti Valgono. Democrazia è un Popolo che si auto governa”
Nella nostra Costituzione è scritto all’articolo 1 che la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Governabilità – rappresentatività di fronte alla dicotomia che ci si pone davanti quale oggi è da perseguire?
Ci Basta un governo che decida anche se la propria azione non è rappresentativa della volontà popolare?
Le due cose peggiori che ho sentito da quando mi interesso di politica sono che : per essere uno statista “bisogna saper adottare scelte impopolari” e che il governo deve poter decidere senza impelagarsi nella “palude parlamentare”.
Queste considerazioni trasudano un netto sentimento antipopolare: un’idea di popolo come di gregge da guidare da parte di una minoranza illuminata ” (ho appena dato l’autorappresentazione di una CASTA). Continua a leggere
Porto di Licata, Campanella: Soddisfazione per l’appalto dei lavori, adesso avanti senza ulteriori ritardi
ROMA, 23 DIC – “Apprendo con soddisfazione che in data 5 dicembre 2014 sono stati appaltati i lavori urgenti di ripristino dei corpi illuminanti delle Torri Faro e la messa in sicurezza degli impianti di illuminazione che insistono sulla banchina “Marianello”. Il Senatore, Francesco Campanella, interviene sui lavori che verranno avviati nel porto commerciale del Comune di Licata dalla ditta Soitek srl, vincitrice della relativa gara d’appalto, a seguito dell’atto ispettivo presentato ai Ministri delle Infrastrutture e dell’Interno e dei ripetuti solleciti, evidenziando criticità e pericoli derivanti dal mal funzionamento degli impianti. “Adesso l’auspicio è quello di vedere realizzati i lavori senza intoppi ed ulteriori ritardi – conclude Campanella – al fine di garantire l’opportuna sicurezza della navigazione, la salvaguardia della vita umana in mare, la pubblica incolumità dei cittadini, nonché l’ordine pubblico e la pubblica sicurezza all’interno del Porto”.
Riforme: #Napolitano? Dopo endorsement a #Renzi siamo senza arbitro
Dopo l’endorsement netto di Napolitano al lavoro del governo Renzi, il Capo dello Stato ha cancellato ogni dubbio: siamo senza un arbitro in campo.
Mi chiedo, a questo punto a chi debbano rivolgersi i cittadini italiani, e sono tanti, che non sposano il contenuto delle riforme targate Renzi. A cominciare da quelle costituzionali che rischiano di stravolgere ulteriormente la Carta, dopo la scriteriata riforma del Titolo V.
l’Italia avrebbe avuto bisogno di un vero garante.
Currò riconsideri criticamente la sua valutazione dell’azione renziana e si avvicini a noi
Il governo #Renzi ha un piglio antidemocratico inaccettabile. Questo non può esimermi dal salutare con simpatia il gesto di coraggio di Tommaso Currò uscito oggi dal gruppo del M5S alla Camera dei deputati.
Ricordo con nettezza che appena eletto fu il primo a chiedere a Beppe Grillo in assemblea di proseguire quel “modello siciliano” di dialogo severo ma costruttivo, che tanto ci aveva accreditato con gli elettori durante le elezioni politiche in Sicilia (e che poi fu tradito anche in Sicilia, trasformandosi in un tatticismo autoreferenziale degno dei peggiori esempi di partitocrazia).
Ricordo anche che gli interventi in assemblea di Currò, sempre chiari e sempre costanti nel richiamare una volontà politica costruttiva, erano sempre oggetto di scherno ed accolti da urla scomposte da parte dei grillini ortodossi, sempre pronti ad ostentare la propria adesione “senza se e senza ma” al verbo di Casaleggio (Grillo è un interprete).
Faccio i migliori auguri a Tommaso, e primo tra tutti quello di riconsiderare criticamente la sua valutazione dell’azione renziana e di avvicinarsi a noi, che cerchiamo di recuperare quanto di solare e benefico c’era nella nostra visione del sogno che avevamo proposto agli elettori.
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Perché scrivo di Grillo
Ho un rispetto profondo per la maggior parte della gente che ho conosciuto e lasciato nel Movimento 5 Stelle.
Ho discusso con molti di loro per un sacco di tempo. Con passione e speranza. Allora per la maggior parte di noi Casaleggio non esisteva e Grillo era un uomo generoso che aveva messo a disposizione del paese la sua notorietà per promuovere un Movimento che restituisse ai cittadini il ruolo di piccoli sovrani che condividevano la dignità di attori politici con consapevolezza.
Tutti eravamo consapevoli che questo era un traguardo difficile da raggiungere perché esiste una classe dirigente attaccata alle leve del comando o, come si usa dire, alle poltrone.
Nel Movimento purtroppo c’è anche altro: persone che hanno tentato la sorte. Alcune riuscendoci ed altre no dopo aver provato senza successo in altre realtà politiche assimilate solo dall’avere le mani in pasta.
Io come ho sempre dichiarato, quando mi iscrissi al Movimento venivo da 10 anni circa di astensione dalla politica attiva, dopo aver lasciato, per stanchezza, Rifondazione Comunista, dove ho lasciato gente che stimo e con la quale mi sento ancora oggi. Nella politica non ho mai cercato altro che la realizzazione di progetti collettivi. Per me Dio mi ha dato già abbastanza.
In questi mesi ho imparato molto di Grillo. Dai suoi comportamenti (e da quelli dei fedelissimi) non è una brava persona. Io non tollero i bugiardi e gli ipocriti. Lui è un’eccellenza in entrambe le categorie.
Tralasciando altre motivazioni è BUGIARDO quando dice che io gli altri colleghi siamo usciti per i soldi: abbiamo continuato a restituire le indennità eccedenti e abbiamo mantenuto rapporti coi nostri gruppi di origine.
È IPOCRITA quando dice che i partiti danno una versione ripulita della verità ai propri iscritti, perché è vero ma lo fa anche lui: il gruppo che si occupa della comunicazione contratta sulle domande quando i parlamentari 5 stelle vanno in TV e copre le magagne di quelli tra i parlamentari assumono fidanzati e congiunti vari e restituiscono in modo allegro (e poi il Blog è peggio della PRAVDA).
È SCORRETTO perché non rispetta l’impegno preso di far partecipare gli iscritti e gli attivisti. Con la scusa della sicurezza di volta in volta votano gli iscritti fino alla data che decide lo Staff, votano sulle cose che lo Staff decide di far votare, quando decide lo Staff e per il tempo che decide lo Staff .
Perché? Perché lo dice lo #Staff. Altro che democrazia diretta, questa non so se è diretta, ma non è democrazia. L’Italia non ne aveva Bisogno. Adesso la gente è tornata a non votare e sarà un problema convincerla di nuovo. Ecco perchè non tollero più Beppe Grillo.
Prevenzione Dissesto Idrogeologico: Le città del meridione non sono nella lista del Governo
Da notizie diramate sull’edizione de “Il Sole-24 ore” del 18 novembre 2014, risulta allo studio del Governo un piano per prevenire e combattere il dissesto idrogeologico con un primo stralcio urgente di 689,7 milioni di euro dal piano da 9 miliardi per il periodo 2014-2020 annunciato la settimana scorsa dal sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri Graziano Delrio e dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, Gian Luca Galletti. Continua a leggere
A che serve un Parlamento che non rompe le scatole?
In commissione Affari costituzionali del Senato si ripresenta la legge elettorale, ben frollata dopo mesi di frigorifero.
Il tempo non l’ha resa più digeribile: è rimasta quella pozione micidiale che il PD è stato capace di produrre violentato dalla guida di Matteo Renzi. Anzi, cosa apparentemente impossibile, è peggiorata: le modifiche (proposte dai renziani e ingoiate dall’ex senatore – ex cavaliere – ma ancora leader dell’ex Centrodestra – Berlusconi) prevederebbero che il premio di maggioranza andrebbe alla lista (e non più alla coalizione) di maggioranza relativa ,al raggiungimento non più del 37% ma del 40% dei consensi.
In pratica invece di regalare fino al 18% dei consensi al gruppo di partiti che prende più voti, regalerebbe il 15% dei consensi a ciò che ormai è diventato il “Partito Della Leopolda” (PDL) per consentirgli di governare senza quei fastidiosi partitini sempre pronti a disturbare il grande Leader, magari chiedendo di non sprecare soldi pubblici in opere inutili, di ridurre il precariato e di chiedere all’Europa di lasciarci combattere la disoccupazione senza legarci le mani con un’austerità che aiuta solo i Paesi dell’Europa Settentrionale, o meglio le loro élite economiche.
Un premio di maggioranza di questa portata, tale da far impallidire la legge truffa del 1953(?) non è l’unica prodezza: che dire della proposta di far indicare i capilista dal partito?
E’ incredibile come la classe politica sia determinata nel non mollare la presa, nel non lasciare ai cittadini elettori la scelta di chi mandare in Parlamento.
Bloccare i capilista significherebbe (specialmente per le liste piccole che eleggerebbero solo i capilista di ogni circoscrizione) di bloccare di fatto le liste.
Per i partiti più grandi, primo il PD , il problema di bloccare gli eletti si risolverebbe mettendo insieme tre elementi: scelta delle candidature, scelta dei capilista e scelta dei VIP del partito che si candiderebbero in più circoscrizioni e sceglierebbero dopo l’elezione per quale circoscrizione optare.
Ancora un parlamento di nominati quindi. Rispettando la Costituzione solo formalmente. Ma ormai ci siamo abituati… O no?
Pensiamoci un po’. Cosa vogliamo che faccia il Parlamento? Perché le creazioni dell’uomo devono essere costruite in conseguenza dell’impiego che devono avere.
Vogliamo un Parlamento che controlli il Governo, impedendogli arbìtri? Vogliamo che sia costituito da gente libera, capace di dire si o no, in ragione delle proprie opinioni, formate dall’incontro tra i programmi presentati agli elettori e i fatti che si determinano durante la legislatura? Un parlamento che indichi al Governo quello che deve fare?
Oppure vogliamo un Parlamento che obbedisca al capo del partito di maggioranza, senza contraddirlo, ma lasciandolo lavorare? mentre le opposizioni denunciano per cinque anni i pretesi errori del Governo e della maggioranza?
Se vogliamo un Parlamento che non rompa le scatole, l’Italicum va bene. Ma a che serve ai cittadini un Parlamento che non rompe le scatole?
Mare di Sferracavallo: Risposta del Ministero dell’Ambiente su interrogazione scarichi reflui
A seguito dell’interrogazione presentata il 15 gennaio 2014 al Ministro dell’Ambiente dopo aver accolto le istanze del Comitato Cittadino “Il Mare di Sferracavallo”, nato per la tutela e salvaguardia della costa di Sferracavallo (Palermo), oggi, giovedì 13 novembre 2014, si è svolta in 13ª Commissione permanente al senato la relativa trattazione.
Per l’opportuna conoscenza riporto qui il testo del resoconto:

