Micari il pontiere e i rallies

Costruite ponti è sempre stata una bella immagine. Avvicinare persone, superare ostacoli che le allontanano… Sullo stretto di Messina questa immagine si frantuma come uno specchietto calpestato. Si spezzetta contro due regioni collegate male da strade interrotte e dissestate. Considerate che per un weekend di relax ai trapanesi conviene andare a Cracovia piuttosto che a Noto.

Infatti Da Trapani per arrivare a Ragusa ci si mettono 4 ore e 18, più tempo che per Cracovia (2 ore e 35 in aereo) e il viaggio per la Polonia non costa tanto di più: circa settanta euro. Sui collegamenti calabresi basta pensare che quelli tirrenici sono quelli migliori. E non è che il ponte costerebbe poco! Il punto è chi paga e chi incassa. I soliti pagherebbero ed altri soliti vogliono incassare.

Fabrizio Micari coi suoi compagni di viaggio hanno detto con chi stanno. Noi stiamo con chi vuole che i primi fondi per i trasporti in Sicilia siano impiegati per strade degne di questo nome. A cominciare dalle ferrovie e dalle autostrade, per continuare con le strade statali e con quelle provinciali. Ad oggi quelle siciliane più che strade sembrano percorsi off road.

(Ieri sono stato a Vittoria e da lì ho sentito di Micari e dei suoi ponti. Ho percorso strade da incubo. E mi sento di candidare Micari a presidente di un’altra regione. Lontana dalla Sicilia per favore).

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One thought on “Micari il pontiere e i rallies

  1. Il Ponte di Messina e il passante ferroviario sottomarino per la Tunisia sono la premessa per non essere il Sud dell’Europa ma il nord del Mondo . con i porti di Augusta, Siracusa, Pozzallo, e l’Aeroporto di Comiso aperti a un miliardo di islamici, un miliardo di indiani e 1,5 miliardi di Cinesi con solo 3 lingue .e i porti di Trapani, e Palermo e gli aeroporti di Birgi e Palermo aperti al Sud e Centro America con un altro miliardo di cittadini e l’Africa e l’ASEAN possiamo essere il popolo più ricco del mondo e possiamo permetterci tutte le strade e le migliori ferrovie per ricevere i prodotti di 6 miliardi di cittadini con 5 lingue e trasformarli e commercializzarli in Europa e viceversa – siamo fortunati

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