Ho scelto di non candidarmi. Torno al mio impegno di base

Ho scelto di non candidarmi. Torno dunque al mio impegno di base, Libero della mia parola e Uguale ai miei compagni di viaggio più sinceri.

Oggi, date le circostanze, mi pare opportuno resistere alle tentazioni dell’ambizione e cercare le modalità più efficaci per essere utile a quel 99% di cui anche io mi sento parte e che da anni fa i conti con la frammentazione a sinistra. Gli italiani migliori, quelli solidali tra loro, operosi e consapevoli, che vogliono cambiare per i molti e di quei molti fanno parte, vogliono camminare insieme e non polverizzarsi in tanti diversi partiti.

Dopo aver passato anni a criticare i Parlamenti di nominati e le leggi elettorali che ne sono la causa, duole vedere replicare quegli stessi comportamenti dalla compagine politica che un po’ ho contribuito a costruire. Né basta a darne ragione l’orrenda legge elettorale con cui andremo a votare.

Liberi e Uguali propone le cose che io penso e si riferisce a persone che la pensano come me: persone che vivono del proprio lavoro e che guardano con preoccupazione al futuro che le élites di tutto il mondo hanno preparato per i nostri giovani. Per uno che ha questo quadro di riferimento, la scelta per Liberi e Uguali è naturale.

Una scelta politica non si basa però solo su ciò che viene proposto, sul programma e sulla visione del paese, ma anche sull’aspettativa che poi la compagine politica si comporti in modo conforme a quella proposta, in particolare chi ne occupa i vertici.

Questo è il punto: il gruppo che oggi controlla Liberi e Uguali è coerente con la sua proposta? È affidabile? In genere si dice sì, fino a prova contraria.

In questi giorni la base in Sicilia, ma anche in Sardegna, in Abruzzo, in Calabria, in Lombardia, ha criticato il criterio che ha regolato le candidature: è parso che si sia determinato un elenco di persone da eleggere a ogni costo e poi in quella direzione ci si sia mossi come carri armati, senza ascolto verso chi si appresta a vivere la campagna elettorale dalla posizione ‘di base’, nei territori.

La base si lamenta? Chiede spiegazioni? Non si risponde al telefono. L’unico modo per farsi ascoltare e rispondere è stato produrre comunicati stampa. E la risposta è stata: siate responsabili non possiamo fare altrimenti. La colpa è dell’altro alleato. Inutile sottolineare che il comportamento del gruppo alla guida è stato omogeneo. Si sono sentiti liberi e si sono comportati ugualmente.

Una considerazione: tra i dirigenti dei gruppi che sembravano parlare un linguaggio politico a me congeniale – il Movimento 5 Stelle, poi L’altra Europa con Tsipras, poi il gruppo di SEL-Sinistra Italiana, poi il gruppo di MDP-Liberi e Uguali – solo gli amici de L’Altra Europa si sono dimostrati coerenti. Fermi, ma coerenti.

Ha ragione Bersani: abbiamo una mucca nel corridoio e non la vediamo. Non la vediamo perché stiamo litigando in cucina, a porte chiuse per non farci sentire dai vicini.

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